SnapShooters: progetto in crowdfunding

SnapShooters: progetto in crowdfunding

SnapSUna serata speciale quella che abbiamo vissuto ieri nell’isola Imparafacile: assieme a Marco Cadioli abbiamo parlato di libri, sì, ma di un libro dal tema e dalle modalità di pubblicazione particolari.

Marco Cadioli, docente all’Accademia di Belle Arti Santa Giulia di Brescia e all’Accademia di Comunicazione di Milano, è venuto a parlarci del progetto Snap Shooters  che sta portando avanti assieme a Vito Campanelli, ultimo lavoro di una collaborazione nata da tempo (per ulteriori informazioni su Marco Cadioli e Vito Campanelli si rimanda alle brevi schede in calce al post). Si tratta di una pubblicazione, da effettuarsi col metodo del crowdfunding, che ha come oggetto principale d’indagine l’evoluzione del gesto fotografico a partire dalla rivoluzione determinata, in termini non solo tecnici ma anche e soprattutto concettuali, dall’avvento della fotografia digitale.

Che cosa è il crowdfunding e perché questa scelta? Cadioli e Campanelli hanno deciso di sperimentare questa forma collaborativa di raccolta di risorse mediante la quale chi mette a disposizione una somma di denaro diventa, poi, proprietario di una quota del prodotto che ha contribuito a realizzare. In questo caso la quota corrisponde al prodotto stesso: un bene di tipo intellettuale, un libro appunto, del valore di 18,50 euro. La raccolta dei fondi non corrisponde ad un esborso automatico per chi desidera prendere parte all’iniziativa; solo a raccolta finita, quando le risorse saranno sufficienti alla produzione del libro, chi ha aderito salderà economicamente la prenotazione, senza alcun costo di intermediazione, grazie al lavoro di Produzionidalbasso, e potrà godere di un libro di nicchia che sarà prodotto in poche copie e pregiato.

Come è nato questo progetto? Da una prima raccolta di foto scattate a persone colte nel momento di fotografare a loro volta, e che ha portato gli autori a interrogarsi sul significato di foto, su cosa ci sia alla base dell’atto, su quali siano le implicazioni, le modalità e i simboli sottesi, partendo dall’analisi delle teorie di Vilém Flusser (per un compendio del pensiero di Flusser si veda qui http://www.recensionifilosofiche.it/crono/2007-05/flusser.htm). Il filosofo arresta la propria analisi al mondo della fotografia tradizionale, mentre Cadioli e Campanelli proseguono nella riflessione cercando di dare una risposta su cosa sia cambiato con l’avvento della fotografia digitale, la quale ha portato l’accesso e la diffusione estesa a tutti di una pratica prima più limitata e privata, rivoluzionando il modo di approcciarsi a quella che è, a tutti gli effetti, un’arte. Fotografare non è un atto neutro: il gesto fotografico è un gesto filosofico, una rappresentazione della realtà all’interno di un sistema di regole, di possibilità e di combinazioni di possibilità, date dall’apparecchio che viene utilizzato.

Quello che prima, sulla scorta della suggestione del citato filosofo, era percepito, nella fotografia tradizionale, come un atto venatorio viene a perdersi completamente: al posto di accostare l’occhio al mirino come nella caccia (da notare che nel termine inglese to shoot troviamo riuniti i significati di sparare, come nella caccia, e di fotografare), con la fotografia digitale, si registra un totale cambiamento di postura in colui che fotografa, il quale guarda contemporaneamente ciò che sta fotografando sia nello schermo che nella realtà, permettendone la visione, altresì, a chi è a lui vicino, col quale può confrontarsi e consigliarsi. Ecco che la foto, da atto privato, diventa atto pubblico e collaborativo. Con la scomparsa del mirino, chi fotografa può alzare il braccio, prolungare la propria visuale, può vedere dall’alto in un atto di dominio della realtà fotografata. Grazie alla possibilità di rivedere subito la foto, il gesto diventa un binomio, non è più solo scatto, ma diviene “scatto e riguardo”.

L’opportunità, poi, di manipolazione della foto permette, grazie a tutta una serie di tools dal semplice utilizzo e alla portata di tutti, la creazione ex post dell’immagine che la persona vuole dare di sé. Nascono nuove mode e atteggiamenti (basti pensare alle duck faces che si possono vedere in quasi tutti i profili facebook di giovani, ma non solo). Il processo “foto-manipolazione-condivisione” è diventato molto semplice e automatico, praticabile da chiunque in modo intuitivo e senza la necessità di grande preparazione; ciò che serve, piuttosto, sono le istruzioni su come gestire convenientemente le foto e il loro uso sui social. La condivisione, a foto terminata, grazie ai recenti media quali facebook, flickr, instagram, etc… è cambiata, assume portata capillare e modifica il nostro modo di fotografare, oltre che come qualità, anche come quantità. Oramai, grazie alla semplicità del gesto agevolato dal medium, scattiamo montagne di foto anche senza un oggetto di particolare interesse (enormi quantità di foto di piedi e di cibo pronto a essere consumato) per i raccoglitori on line, foto di paesaggi che finiscono per essere un po’ tutte uguali, cambia solo di qualche grado l’inquadratura.

E’ il momento di porsi alcune domande: dipendiamo dal mezzo, come dice Flusser, siamo solo shooters che premono il grilletto o possiamo aggiungere qualcosa di nostro, la nostra personale visione della realtà? E quale è la realtà se ciò che la foto rappresenta viene manipolato?
Cosa si può definire foto oggi? L’occhio di google è foto?
Sono quesiti che meritano una riflessione, onde evitare di considerare foto perfino lo screenshot.
La foto è cristallizzazione dell’istante, di un momento irripetibile.
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Gli autori del progetto:

MARCO CADIOLI, laurea in Fisica con specializzazione in cibernetica, gode di approfondita conoscenza delle evoluzioni dei nuovi media e dei mondi virtuali: net reporter sin dal 2003 (di quest’anno la pubblicazione “Internet Landscape” che illustra il  concetto di Net photography) e tra i primi residenti di Second Life, aka Marco Manray. In quest’ambito opera come artista/fotografo e documenta l’evoluzione del metaverso attraverso le proprie storie e immagini. Del 2005 ARENAE, reportage di guerra dai mondi virtuali in stile Robert Capa. Nel 2007 con Shake Edizioni pubblica “Io, reporter in Second Life”. Le sue foto, con l’avatar Marco Manray,  sono state pubblicate da varie riviste internazionali (Repubblica, El Pais, Libération). Ha ricevuto una menzione speciale, Premio Combat Prize 2013, per l’opera “Così lontano, così vicino”. Ha esposto a Parigi nel 2008 in occasione di Reality Festival e in altre occasioni di spicco quali:

VITO CAMPANELLI: teorico dei nuovi media, pubblicista. Si occupa di promuovere e curare eventi nel campo della cultura e dell’arte legate ai media digitali con l’obiettivo di mettere in luce l’avanzamento e lo sviluppo, nella società odierna, delle arti della rete. Socio fondatore di MAO – Media & Arts Office ONLUS  e di GAP – Governi Aperti e Partecipati. Collabora con varie riviste ed è autore di numerose pubblicazioni.

 

 

 

30/10/2013: Le foto dell’intervista a Marco Cadioli su “SnapShooters”

30/10/2013: Le foto dell’intervista a Marco Cadioli su “SnapShooters”

Mercoledì 30 ottobre abbiamo passato una serata speciale: Marco Cadioli (aka Marco Manray), uno dei viaggiatori più noti di tutta la SL italiana e straniera, ci ha parlato del progetto “Snap Shooters” che sta portando avanti assieme a Vito Campanelli, ultimo lavoro di una collaborazione nata da tempo.
Si tratta di una pubblicazione, da effettuarsi col metodo del crowdfunding, che ha come oggetto principale d’indagine l’evoluzione del gesto fotografico a partire dalla rivoluzione determinata, in termini non solo tecnici ma anche e soprattutto concettuali, dall’avvento della fotografia digitale.