Da Alice ad Alice: un MoovieBook in sei sequenze

Da Alice ad Alice: un MoovieBook in sei sequenze

Quella dell’ultimo MoovieBook della stagione 2014/15 è stata una serata trascorsa tra immagini visionarie, filastrocche e giochi linguistici, personaggi fantastici.

Maryhola e Andrea Icardi infatti hanno scelto di trasportarci, con l’aiuto della suggestiva scenografia creata da Linteus, nel film “Alice in Wonderland” di Tim Burton che si è ispirato ai due classici e conosciutissimi libri di Lewis Carroll: “Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie” e “Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò”.

Poiché il film ne costituisce un ottimo esempio, Andrea Icardi ha isolato i meccanismi ricorrenti nelle narrazioni, codificati già nella fiaba o nell’epica: 1) Situazione iniziale 2) Rottura dell’equilibrio 3) Peripezie dell’eroe 4) Ristabilimento dell’equilibrio e risoluzione della vicenda.

Ecco allora Alice in Wonderland in sei sequenze, così come ce l’hanno proposta i due conduttori della serata

conilpadre1° video: Mondo ordinario. È una parte che non trova riscontro nel libro e introdotta da Tim Burton: racconta l’importanza della figura paterna per Alice e il rimpianto al momento della sua perdita.


aiutanti
2° video Mondo straordinario o allontanamento e partenza dell’eroe. Alice si aggira nel Paese delle meraviglie, un classico paesaggio alla Burton che cita suoi precedenti film e si avvale ampiamente di computer grafica, di tecnologie visive e di fotografia. In un ambiente dark e perturbante, Alice incontra gli aiutanti che la accompagneranno nelle prove da superare.

cappellaioincontro3° video: Il Cappellaio Matto. All’eroe è imposto un compito: combattere per la vittoria della Regina Bianca sull’usurpatrice Regina Rossa e permettere al Cappellaio Matto di celebrarne il ritorno con il ballo della “deliranza”, simbolo di gioia e orgoglio.

amarealice4° video: Amare Alice. Tim Burton dà un’interpretazione molto personale del Cappellaio Matto, discostandosi dal libro e facendone una sorta di alter ego di Carroll, rivelatore dei sentimenti che lo scrittore provava per la vera Alice. “Com’è che ogni volta che ti incontro sei troppo piccola o troppo grande?” Amare Alice è impossibile, lo si può sognare, ma anche nel sogno i due personaggi sono destinati a non incontrarsi.

ribellatevifalsificazione5° video: Falsificazione. Smascheramento dell’antagonista. “Ribellatevi alla Regina Rossa!” e all’esortazione del Cappellaio cadono nasi finti, protesi e travestimenti dei cortigiani ipocriti che si erano deformati per compiacere la Regina Rossa. La storia volge al termine e ci si avvicina a un mondo meno artificioso.

potrestirestareho cosedafare6° video: Ritorno al mondo ordinario. L’addio di Alice al Cappellaio e al sogno. “Potresti restare” è l’invito del Cappellaio Matto. “Che bella idea. Che folle, pazza, meravigliosa idea. Ma non posso. Ci sono domande a cui devo rispondere, cose che devo fare.” È la risposta di Alice, determinata a crescere e affrontare la maturità.

 

Incontro con Mariangela Galatea Vaglio

Incontro con Mariangela Galatea Vaglio

L’antichità classica prima di divenire storia era vita e gli antichi erano uomini e donne come noi. Questo ha raccontato Galatea nel suo libro “Didone per esempio, nuove storie del passato”, Edizioni Ultra.
Abbiamo incontrato Galatea sulla nostra isola e ci siamo fatti insegnare la sua ricetta per percepire come i busti polverosi, imprigionati nei musei, non ci guardano minacciosi e accigliati, ma ci fanno l’occhiolino, per essere riconosciuti come semplici esseri umani quali furono, con tutte le loro contraddizioni.

Mariangela Galatea Vaglio, giornalista, blogger, ricercatrice di Storia antica e ora insegnante, è un altro degli incontri, possiamo dire delle scoperte, che dobbiamo alla collaborazione con la prof. Elisa Lucchesi e i suoi studenti di @unblogdiclasse, che spesso condividono con noi le loro letture.

Sono proprio le domande formulate dagli studenti di Elisa Lucchesi, di cui Giovanni (@iomichiamoG su twitter) si fa portavoce, affiancato dal nostro contributo, ad avviare un excursus fra tanti personaggi che balzano vivi dal libro nelle risposte di Galatea.
Incontriamo così gli eroi raccontati da Omero, il più longevo longseller della storia, dice Galatea: Didone, persa inutilmente dietro a quel bravo ragazzo di Enea; Elena, enigma divinamente indifferente mentre Troia crolla intorno a lei; Ulisse, il personaggio assoluto, da cui non si può prescindere.
Poi ci sono i Greci, così complicati: Temistocle, spregiudicato e amorale, machiavellico ante litteram; Pericle, geniale politico, ma sotto sotto forse anche un po’ bluff; Alessandro, il primo globalizzatore.

Infine i Romani, grandi uomini con le loro lotte di potere, affiancati da altrettanto grandi donne: per primo Cesare, il più grande, vittima dell’invidia meschina di chi grande non sapeva essere; Clodia/Lesbia, la donna che mai nessuno riusciva ad avere; Cicerone, retorico, trombone, con il complesso dell’homo novus, pieno di difetti, ma per questo così umano che Galatea non riesce a sentire antipatico. Sfilano i personaggi dell’impero: da Augusto, freddo e calcolatore, per finire con Odoacre, distruttore dell’impero romano forse a sua insaputa. Conosciamo uomini e donne spesso coinvolti negli stessi avvenimenti, così da variare il punto di vista, perché ogni personaggio, afferma Galatea, ha la sua verità ed è compito del biografo trovarla.

La sorpresa però più piacevole è l’autrice stessa, Galatea, brillante affabulatrice, ironica, appassionata delle storie che racconta, un misto di competenza, semplicità e tanto divertimento nello scrivere. Competenza, perché tutte le notizie che riporta derivano rigorosamente dalle fonti, sono frutto di una documentazione accuratissima, ottenuta in anni di lavoro; e poi semplicità, perché Galatea ad esempio ha scelto di non aggiungere l’apparato critico, come dire che l’autrice ha lavorato tanto, ma non le interessa ricordarlo: ha scritto per passione.

Abbiamo così imparato la ricetta di Galatea, che è in definitiva un paradosso: per rendere moderni i classici, bisogna rivolgersi agli scrittori antichi, loro sì così moderni. Scrittori in cui il discrimine tra storia e letteratura è labile, meno tecnici degli storici di oggi, ma molto più narratori, capaci di regalarci personaggi indimenticabili.
Ormai convinti che “gli antichi sono meglio di Beautiful”, attendiamo di leggere il libro con nuove storie del passato che Galatea sta scrivendo, magari per commentarlo poi una sera tra amici.

Link
Didone per esempio, il libro
I blog di Mariangela Galatea Vaglio:
https://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com
http://nonvolevofarelaprof.blogautore.espresso.repubblica.it

unblogdiclasse® – fondato e diretto da Elisa Lucchesi:
http://www.iocsanmarcello.gov.it/blog/

Is the writer much more than a sophisticated parrot?

Is the writer much more than a sophisticated parrot?

978880621440GRA

E’ da cogliere l’occasione della pubblicazione da parte di Einaudi de “Il pappagallo di Flaubert” di Julian Barnes, in una nuova traduzione ad opera di Susanna Basso, per riscoprire quest’opera a trenta anni di distanza dalla sua prima uscita in Italia.

Un medico, Geoffrey Braithwaite, studioso e innamorato di Flaubert, tenta di ricomporre i numerosi frammenti sparsi della vita dello scrittore francese, per giungere ad una biografia che continuamente gli sfugge, mentre si va lentamente componendo la sua, come una sorta di autocoscienza.

Barnes anticonformista e sofisticato si serve con maestria, senza mai perderne il controllo, di vari generi letterari: dalla biografia al dizionario e alla lista, dal saggio critico al bestiario, dalla caricatura alla descrizione tecnica e ancora una volta ci stupisce per l’irriverenza, l’ironia, l’eccentricità.

Ma quello che ci coinvolge da lettori in questo libro é  la riflessione profonda sulla scrittura che non potrà mai rendere la verità originaria e assoluta: i libri non sono la vita, anche se noi preferiremmo che lo fossero. O forse lo preferirebbero i critici, “lettori totali”, mentre “è un privilegio del lettore avere il dono di dimenticare” e di non accorgersi che Flaubert attribuisce a Emma Bovary “in un’occasione occhi castani, in un’altra occhi neri e profondi, in una terza occhi azzurri” semplicemente perché di fronte alla creazione artistica non ha importanza.

Geoffrey Braithwaite non saprà mai i colori del pappagallo a cui Flaubert si ispirava mentre componeva “Un coeur simple“, perché Flaubert era un artista e allora “perché non distribuire diversamente i colori del pappagallo se l’armonia della frase ne risultava più felice?” E così la verità rimane irraggiungibile, nel pieno rispetto di quanto diceva il grande maestro: l’artista deve fare in modo che i posteri si convincano di una cosa: che non è mai esistito, perché la morte di un artista distrugge la sua personalità, ma libera la sua creazione. L’arte ricrea, non imita la realtà e solo così si avvicina ad essa, sembra volerci dire Barnes.

La letteratura americana tra Twitter e musica: intervista a Erika Pucci e Beppe Giampà

La letteratura americana tra Twitter e musica: intervista a Erika Pucci e Beppe Giampà

Oki

Ci siamo fatti raccontare da Erikaluna e Beppe Giampà la storia della twitteratura che diventa blues ed ecco le tappe di questo straordinario viaggio.
In principio fu #lunafalò, la riscrittura su Twitter del romanzo di Pavese, e Beppe Giampà, che già aveva musicato Pavese nel suo album “I mattini passano chiarihttps://www.youtube.com/watch?v=PCgbO5DMcmQ, scrisse e lesse dei tweet come strofe che aspettavano solo di essere musicate. Musicare i tweet fu una scelta di orecchio e di cuore, per chi, come lui, abita sulle colline di Luna e Falò e ama il suo territorio https://telly.com/1ELMMVG
C’è tanta America in Pavese, anche in “La Luna e i Falò” con le colline e la luna americana che illudono il protagonista di aver finalmente trovato la sua meta.
E il paesaggio americano fu uno dei temi che emersero quando Beppe, con l’account @artbandini , si propose di rivisitare con uno sguardo più maturo una sua lettura giovanile: il romanzo “Chiedi alla polvere” di John Fante.
Nel frattempo Erica, attraverso la seconda tappa pavesiana della twitteratura, la riscrittura dei “Dialoghi con Leucò”, aveva capito che la letteratura si poteva portare sui social per rileggere insieme con un calendario condiviso e confrontarsi. Si unì allora al progetto @artbandini e con Beppe si stabilì una divisione dei compiti: lei organizzava la comunità nel campo letterario, che è il suo, e Giampà colorava musicalmente di blu con le sue melodie. Il blues, ci ha spiegato Beppe, è nato dalla sofferenza di chi deve stringere i denti e andare avanti e il personaggio di Fante, che percorre con sofferenza e speranza la strada per diventare scrittore, che ha voglia di continuare a vivere per quel sogno, ha un atteggiamento blues.
Dalla collaborazione sono nati così i Tweetbook di Erika, con i tweet raccolti per autore, come se i partecipanti alla riscrittura fossero esecutori solisti http://www.erikaluna.net/chiedi-alla-polvere-artbandini/, e i reading blues di Beppe, questa volta non tweet in musica, ma letture su base musicale blues di brani di “Chiedi alla Polvere” da portare in giro con la band http://www.beppegiampa.com/?p=1193 Se la twitteratura è una biblioteca dove entrare e rileggere e riscrivere collettivamente, il passo successivo è portare i tweet fuori dal monitor, farli sentire, dando loro voce.
La collaborazione tra Beppe e Erika aveva funzionato così bene che nacque una nuova idea: rileggere “Post Office” di Charles Bukowski, inserendo anche la novità degli dei account dei personaggi su twitter come già era stato fatto per l’altro grande progetto della Twitteratura: i Promessi Sposi. Il proposito questa volta era una lettura più approfondita e meno convenzionale di quella che vede Bukowski solo come il prototipo del poeta ribelle, ubriacone e un po’ misogino. Alla riscrittura si aggiunsero tanti lettori nuovi, attratti dall’originalità dell’idea e rassicurati dai tempi rilassati di partecipazione che prevedevano la rilettura di un capitolo a settimana.
Tante le tematiche che la riscrittura di “Post office” ha suggerito: il confonto tra il linguaggio originale e la traduzione, la condizione di lavoro tra precarietà e ritmi insostenibili, oltre a motivi più esistenzialistici e romantici legati alla personalità di Bukowski. http://www.erikaluna.net/postoffice-ai-tempi-di-twitter/
Fin qui ciò che è stato realizzato, ma Erika e Beppe non hanno intenzione di fermarsi, già pensano a qualcosa d’innovativo e inatteso, perché se c’è un elemento che accomuna le tappe della loro collaborazione , oltre all’entusiasmo, è quello di stupire. Per ora non è dato sapere di più e non ci resta che attendere il momento in cui lo sveleranno.

Gli eroi imperfetti: vite difficili da raccontare

Gli eroi imperfetti: vite difficili da raccontare

Snapshot_001

“Scrivo da quando ho scoperto, giovanissimo, di avere questa attitudine e perché è la cosa che mi riesce meglio”
Che Stefano Sgambati avesse il dono della scrittura lo avevamo capito dalla serata di circa un anno fa, quando ci aveva dimostrato, con il suo libro “Fenomenologia di You Porn”, edito da Miraggi, come si può sorridere e giocare su un fenomeno di costume e, senza quasi accorgersene, andare in profondo nei mutamenti portati dalla rete all’immaginario collettivo.
E’ stato quindi per noi un gradito regalo che sia ritornato a rispondere alle nostre domande sul suo primo romanzo “Gli Eroi Imperfetti” pubblicato da minimum fax.
È lui stesso a riassumere la trama del libro, se di trama si può parlare, perché è Sgambati a precisare che si tratta di un romanzo senza un colpo di scena. Una storia che prende avvio da un cliché letterario: una cena tra persone della media borghesia romana, durante la quale, per riempire imbarazzanti silenzi tra adulti che poco hanno da dirsi, qualcuno propone il gioco della verità. Uno dei protagonisti rivela a questo punto un fatto inquietante e aberrante, che mai nel corso del libro viene esplicitato dal narratore, ma che dà avvio a una storia di relazioni tra i personaggi, una storia di parole dette e taciute.
Gli eroi imperfetti, i cinque personaggi, fanno da innesco ciascuno al nascere del disagio e al senso di mancanza dell’altro in un gioco di equivoci, incomprensioni e accuse reciproche. Storia di conseguenze più che di fatti, come nel film Carnage di Polanski, con il rischio di creare un intreccio in cui non succede niente, ma è un rischio che si può arginare se, come Sgambati, si sa raccontare o per dirlo con le sue parole: “Le più difficili da raccontare sono le vite in cui non accade niente, ma accade benissimo”.
Eccoli dunque i personaggi del libro, ciascuno di loro ha subito una perdita, la figura genitoriale, l’amore o l’innocenza, perché Sgambati dice di essere appassionato di mancanza più che di sovrabbondanza. Ama affondare lo sguardo su persone che hanno tutto materialmente e sono quelle meno preparate alla perdita, come succede nei romanzi di Herman Kock, La cena e Villetta con Piscina o in Un Cuore Così Bianco di Javier Marias, dove a solidi professionisti benestanti all’improvviso si rompe qualcosa dentro.
Una storia in cui “non succede niente” a livello di eventi, eppure molto complessa e avvincente per la non linearità del tempo della narrazione, per il continuo alternarsi delle voci dei protagonisti, per l’uso di tecniche di scrittura non convenzionali. Sgambati la definisce la sua ossessione di raccontare nel modo meno classico possibile, la ricerca di una narrazione di tipo pop, veloce, sul modello di Tarantino. La sua ambizione è scrivere un intreccio molto strutturato, “ipersfaccettato” che sia scomodo per il lettore e che gli richieda concentrazione, insomma un racconto che non si possa leggere in un luogo affollato.
Lo sfondo della vicenda è Roma, le strade intorno a Ponte Milvio, ma solo perché Sgambati voleva un posto ristretto di cui avesse piena conoscenza: “Mi piace dettare dei confini da autore e ritrovarli da lettore”. Definire un ambiente geografico e umano reale in cui inserire una storia, un po’ come Franzen in Le Correzioni, lo diverte e gli piace. Ed è questo gusto del contrasto tra fantasia e iperrealismo che lo spinge a documentarsi sui referti autoptici o sugli articoli di cronaca per inserirli nella finzione.
Seguendo il filo dell’intreccio, con le nostre domande ci soffermiamo sul penultimo capitolo, che per Sgambati rappresenta il vero finale del libro. Ho sempre pensato, dice, di dare un finale corale, di fare in modo che i personaggi fossero raccontati sempre meno singolarmente, fino a raccoglierli tutti in un luogo a trovare una conclusione davanti a un evento naturale. E qui Sgambati cita dei riferimenti cinematografici: Magnolia di Thomas Anderson con la pioggia di rane, Crash di Paul Higgins con la nevicata inattesa, America Oggi di Robert Altman e il terremoto.
In Gli Eroi Imperfetti l’evento naturale è la piena del Tevere davanti alla quale il richiamo di Irene verso il padre rappresenta una pacificazione, una direzione più dolce ai rapporti che permette ai personaggi, anche a quelli che hanno sbagliato, di uscire dalla storia migliori rispetto alla negatività della situazione di partenza. Sgambati non ritiene infatti che sia compito dell’autore dare giudizi morali, né che la letteratura abbia la funzione pedagogica di denunziare che il male è male.
C’è infine un ultimo capitolo, da leggere quasi come un racconto a sé stante, bellissimo congedo dell’autore con il lettore.
Che Stefano Sgambati sia un appassionato di cinema non c’è dubbio e allora perché non giocare al gioco degli attori con “se Gli Eroi Imperfetti diventasse un film” dove la fantasia del lettore può spaziare, poiché Sgambati non inserisce nel libro descrizioni fisiche dei personaggi. E allora via con Leonard Cohen, Natalie Dormer, Uma Thurman, Brad Pitt nei panni degli eroi imperfetti.
Non poteva mancare una domanda sull’esperienza con la nuova casa editrice minimum fax, della quale Stefano apprezza la cura per gli autori e lo spirito di squadra, con un pensiero particolare per l’editor della narrativa italiana, Nicola La Gioia, che lo ha molto aiutato nella crescita letteraria.
Infine il nostro ospite ci saluta, sapendo di farci cosa gradita, con un libro, da aggiungere agli altri citati nella serata. Si tratta della sua ultima lettura: Per Favore Non Dite Niente di Marco Ciriello, una storia di dolore e perdita raccontata con finezza senza cadere nel sentimentalismo.

La biblioteca di Seveso incontra “Abilene Tucker”

La biblioteca di Seveso incontra “Abilene Tucker”

Sabato 12 aprile 2014, alle 15.00, Libriamo Tutti sarà nella biblioteca di Seveso per presentare, in modalità mixed- reality, il libro “L’indimenticabile estate di Abilene Tucker“.

Il gruppo Libriamo Tutti ha realizzato un adattamento multimediale che, attravero l’utilizzo dei mondi virtuali, permetterà ai ragazzi presenti in biblioteca di incontrare la protagonista del libro, Abilene, una ragazzina di dodici anni costretta a passare l’estate da sola nella piccola cittadina di Manifest.

Abilene ci accompagnerà alla scoperta del paese di Manifest e di alcuni dei suoi abitanti più importanti, come: Shady e la sua strana casa, metà saloon e metà chiesa; la severa Suor Redenta; Ned con le sue bellissime lettere; la misteriosa Veggente Sadie arrivata a Manifest dall’Ungheria; e infine la simpatica giornalista Hattie, che coinvolgerà i presenti in un bel gioco dedicato al tema del ricordo.

E poi avremo a che fare con oggetti misteriosi: una bussola, un elisir, una chiave… ma non possiamo dirvi altro. Se siete curiosi vi aspettiamo nella biblioteca di Seveso.

A cura di: Libriamo Tutti
Quando: sabato 12 aprile, alle 15.00
Dove: la Biblioteca Civica Villa del sole – Corso Garibaldi 21/23, Seveso (MB)
Per informazioni: giovannidb@imparafacile.it