L’età lirica: il romanzo di formazione di Letizia Pezzali

phxpostDopo Tito Faraci , prosegue il nostro ciclo di incontri in collaborazione con gli studenti  di #unblogdiclasse coordinati dalla loro insegnante, Elisa Lucchesi. Protagonista di questa serata è Letizia Pezzali,  autrice de L’età lirica, edito da Baldini&Castoldi, finalista al Premio Calvino.

Letizia Pezzali: una laurea in economia e l’amore forte, da sempre, per la lettura e la scrittura, passione irrinunciabile che l’ha condotta alla pubblicazione de L’età lirica. Non è il suo primo romanzo in senso assoluto, ma è il primo che l’autrice considera maturo per essere dato alle stampe. Letizia ci fa partecipi della sua idea, che è anche la visione di Kundera: a differenza di quanto avviene per la poesia, che può sgorgare spontanea anche in età precoce, la scrittura di un romanzo è il frutto di un percorso di vita. Ne L’età Lirica prende forma scritta una necessità che l’autrice ha sentito come pressante, quella di lasciare una “persistenza”, così la definisce, ovvero una traccia di un periodo della vita confuso e sfuggente quale è l’adolescenza. Il processo formativo di un giovane viene raccontato con la giusta distanza (direbbe Mazzacurati) data dall’esperienza;  in sostanza, il bildungsroman non può essere scritto da un ragazzo ma da un adulto.

Elisa Lucchesi ha introdotto il romanzo riferendo come la sua lettura sia diventata parte viva del progetto Uguadi – “Uguali e Diversi”promosso dalla Regione Toscana, che si propone di favorire, nel contesto scolastico, l’educazione alla diversità. Prendendo spunto da una delle tematiche affrontate in questo libro, un testo particolarmente indicato a essere letto dagli adolescenti, gli studenti, guidati dall’insegnante, hanno potuto discutere sul tema dell’omofobia. I ragazzi, in tal modo, si sono confrontati con serenità e sincerità su un tema delicato affrontato anche in altri romanzi di formazione e che in un noto liceo romano ha sollevato, purtroppo, disagi e polemiche. Quanto accaduto ha stupito, per veemenza e povertà di argomentazioni,  l’insegnante qui presente, i suoi studenti e anche, come ci confessa lei stessa,  Letizia Pezzali, che ribadisce la necessità di sensibilizzare i giovani rispetto a questo tema.

A conclusione del percorso di analisi del testo, i ragazzi avranno l’opportunità,  ora qui in Second Life,  di poter dialogare direttamente con l’autrice del romanzo.  In rappresentanza della classe sono presenti Giovanni – autore della recensione considerata come la migliore da parte di Letizia Pezzali  e pubblicata da Critica Letteraria – e Benedetta, che ci legge un distillato in 500 caratteri inserito nel progetto Stillae ideato da Rovistamente.

Le curiosità si concentrano principalmente sulla genesi del romanzo e sulle caratteristiche dei personaggi, in particolare di Mario. Grazie alle domande dei ragazzi e di Maryhola McMillan, scopriamo quali sono i tratti che Letizia condivide con il personaggio:  li accomuna la capacità di immaginazione, di creazione di un mondo narrativo a partire da pochi dettagli osservati nella vita reale;  anche “il condominio della mente”,  come vengono definite le molteplici voci che abitano la coscienza di Mario, trova riscontro in un progetto teatrale maturato in Letizia quattordicenne. Ed ancora: le frasi slegate e impetuose di Mario, per l’incedere del pensiero poetico ed estetico anche se non per contenuti, ricordano quelle di Letizia adolescente. Autrice e personaggio legati dal bisogno ossessivo di scrivere.

A partire da una radice reale, la trama poi si sviluppa in maniera indipendente e affronta il delicato tema dell’omosessualità, che Letizia ci restituisce nella narrazione sulla scorta delle conoscenze da adulta di una realtà non sperimentata direttamente.

Per Letizia, che ama immedesimarsi anche in realtà a lei lontane, adottare il punto di vista di un uomo è occasione per indagare nelle diverse sensibilità, maschile e femminile, ed illustrare la sua convinzione che le somiglianze possono essere più rivelatrici delle differenze.

Le perplessità di Benedetta sull’apparente apatia, che sembra possedere i ragazzi del romanzo, danno l’opportunità  all’autrice di esemplificare la sua intenzione di descrivere l’età dell’adolescenza come un periodo caratterizzato da confusione ed intensità emotiva estreme  per cui, quello che percepiamo come atteggiamento distaccato  dei giovani, altro non è che il tentativo di non apparire travolti dalle emozioni. Velati da questa forma di sopravvivenza, quindi, si possono riconoscere i reali caratteri distintivi di ogni adolescente descritto:  l’intelligenza viva e le ambizioni di Beatriz, o l’alone di mistero che avvolge Dionisia e che fa capire ai suoi coetanei che c’è dell’altro sotto le sembianze della studiosa integerrima, solo per citare due esempi.

Anche il personaggio di Adrian è stato oggetto di indagine, in particolare la ragione del suo accostamento alla cenere. Letizia spiega che la cenere è un simbolo di semplice interpretazione, volutamente in contrasto con la complessità ricercata di Mario, ma con molteplici valenze: oltre a essere presagio di morte, rappresenta anche ciò che rimane dopo il fuoco e, altresì, la capacità di rinascita come per l’Araba fenice, non necessariamente in senso positivo ma come metafora del superamento dell’età lirica adolescenziale verso il passaggio all’età adulta.

Il finale sospeso in merito all’orientamento sessuale di  Mario rientra nella volontà di lasciare che le scelte future del personaggio possano seguire la fluidità tipica dell’andamento della vita reale. Ogni persona attraversa diverse fasi di elaborazione di sé. Il finale aperto è metafora, quindi,  dell’idea di Letizia che l’amore sia un processo di evoluzione, non solo come distinzione etero/omosessualità, ma come percorso di conoscenza individuale dettato dalle esperienze future.

Giovanni osserva che il lessico caotico e cavilloso della prima parte del romanzo si contrappone alla prosa più lineare della seconda. Letizia ci spiega che ciò è frutto di un attento lavoro sul linguaggio per fare in modo che, alla perdita della poeticità bella ma forzata dell’adolescente, subentri  una prosa più pacata, mimesi del superamento delle paure e incertezze giovanili da parte dell’adulto.

Proprio sul mondo degli adulti vertono le domande di Gea, in particolare su come vengono descritti i professori , sulla povertà dei rapporti che si instaurano tra insegnanti e studenti.  Letizia specifica, confermando l’impressione di Gea, che non c’è alcun intento di realismo, di denuncia o di giudizio negativo nei confronti del mondo della scuola, che per lei stessa ha rappresentato un’esperienza positiva. La mancanza nel romanzo di figure scolastiche di riferimento è dovuta essenzialmente al fatto che la focalizzazione è sul personaggio dell’adolescente del quale il romanzo segue il processo elaborativo mentale. Manca, in sostanza, la figura dell’adulto, sia esso professore o genitore; dei genitori, infatti, poco si conosce, se non che vengono percepiti dall’adolescente come figure lontane intente a intessere altre trame.

Lumières osserva che nel romanzo conosciamo i ragazzi principalmente per i libri che leggono e chiede se siano solo in apparenza sordi a ogni stimolo estraneo alle proprie contingenze o se l’esperienza della lettura lasci in loro dei segni.  Letizia pensa che l’adolescente, che della vita conosce ancora poco, sia un soggetto estremamente ricettivo e che i libri insegnino cosa significhi essere una persona.  Lo sforzo della lettura dovrebbe essere coltivato e pensa sia compito di tutti, anche della scuola e degli insegnanti , far passare il messaggio che la lettura è la chiave per aprire il mondo e comprenderlo.

L’eta lirica, del resto, potrebbe essere di stimolo per approfondire nel lettore la conoscenza dei molti autori e testi citati. A tal proposito Lumières chiede se tra gli autori di riferimento per Letizia ci sia Proust, anche se non espressamente citato, visto che si possono rintracciare alcune tematiche, come le epifanie, ed emergono  riferimenti  alle correnti pittoriche che colorano le pagine proustiane. Letizia conferma che Proust rientra tra i pilastri che hanno contribuito a costruire il nostro linguaggio e che, effettivamente,  nutre un particolare interesse per le  arti visuali, in particolare ci rivela il suo amore per i dipinti presenti all’interno della Recherche.

La Letizia Pezzali che questa sera abbiamo conosciuto come autrice e come persona, ha portato alla luce un’anima gentile e sicura nelle proprie argomentazioni, con un unico momento di indecisione alla domanda di Maryhola su chi, in un’eventuale trasposizione cinematografica del romanzo, amerebbe nei ruoli di attori e regista.  Ma la sua delicatezza e sicurezza tornano subito: alla domanda finale di Giovanni se L’età Lirica possa essere consigliato come testo per accompagnare e non far sentire solo un giovane alla ricerca della propria identità, anche sessuale, Letizia risponde che ne sarebbe onorata e afferma che il ruolo dei romanzi, ciò che lei stessa cerca nelle sue letture e che spera di offrire, è un aiuto di vita.

Grazie, di cuore, Letizia.

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Chi desidera prendere visione della serata, trova la registrazione qui.

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