Intervista a Tito Faraci: Death Metal, il romanzo della dicotomia tra predestinazione e scelta libera

Intervista a Tito Faraci
Intervista a Tito Faraci

Tito Faraci, ospite di Libriamo Tutti in Second Life, si è prestato generosamente a un  fuoco di fila di domande date le inevitabili e molteplici curiosità che una personalità poliedrica come la sua suscita.
Sì, perché Faraci, che nasce come giornalista musicale, acquista ben presto notorietà come sceneggiatore di fumetti, attività che svolge da circa venti anni.

Grazie a una domanda di Maryhola McMillan apprendiamo che, questa notevole esperienza maturata sul campo, Faraci la mette a disposizione degli studenti della Scuola Holden da oltre otto anni, e che la sua attività di insegnante si è nel corso del tempo affinata, per rispondere alle esigenze di classi sempre più interessate ad imparare tecniche e regole che appartengono a questo tipo particolare di narrazione all’interno di corsi che si articolano in periodi intensivi di tre o quattro giorni. Una collaborazione, quella con la citata Scuola, che sembra impegnare ed entusiasmare Faraci, tanto da lasciarsi sfuggire che una novità bolle in pentola, ma poi, ahimè, riprende il controllo e ci lascia con un “top secret” che sortisce l’effetto di eccitare la curiosità degli astanti.

Gea e Lumières,  indagano su passato, presente e futuro della presenza di Faraci in twitter. La risposta a una curiosità di Lumières relativa alla collaborazione del nostro ospite alla recente iniziativa di Mondadori presentata in occasione dell’ultima Social Media WeekScrivo.me (rivolta a chi aspira a una autopubblicazione che sia consapevole e matura e che vede la partenza in twitter di un nuovo contest dal titolo #TwiScrivo) è occasione per mettere l’accento sull’uso corretto della lingua. Ironizzando sulla nota restrizione dei 140 caratteri che, per chi è abituato ad averne molti in meno nelle nuvolette dei fumetti, rappresentano uno spazio consistente a disposizione, Faraci ci illustra, in veste di utilizzatore attento di twitter, quale utile palestra rappresenti questo social per chi aspira ad avvicinarsi alla scrittura, poiché lo spazio limitato per esprimersi in maniera corretta, concisa e incisiva obbliga a un lavoro di pulizia della lingua costringendo chi scrive a riflettere su ogni parola usata.

Una domanda proveniente dal pubblico in streaming ci regala l’opportunità di capire il modo di affrontare registri narrativi diversi, nello specifico la sceneggiatura di fumetti e la narrativa, nella fattispecie il romanzo, e come in quest’ultimo ci sia un rapporto di vicinanza emotiva dell’autore con la storia che sta raccontando, un rapporto più intimo con la scrittura.

Ed è proprio un romanzo l’ultima “fatica” letteraria di Faraci: si tratta di Death Metal, libro che ha già riscosso un consistente successo, destinato a un pubblico definito per convenzione young adult, ma apprezzato anche dai meno giovani (parola nostra, gruppo Libriamo Tutti, che l’abbiamo letto) e che esce a due anni di distanza dall’altro suo romanzo, Oltre la soglia.

Sono i giovani di #unblogdiclasse®, guidati dall’insegnante Elisa Lucchesi, i protagonisti di un’intensa intervista che permette d’approfondire la conoscenza di Death Metal. La lettura di alcune brevi recensioni scritte dagli studenti delinea la trama e testimonia quanto sia loro piaciuto il romanzo. Benedetta si fa portavoce del lavoro collettivo svolto. Esordisce con una prima domanda di natura filosofica, che consente di far emergere uno dei temi del romanzo: la dicotomia tra predestinazione e scelta autonoma di come realizzare la propria vita; questione che appassiona, come è giusto che sia, i ragazzi e che conferma l’occhio attento dell’autore nei confronti del pubblico al quale il romanzo è destinato, affrontando tematiche che questa fascia di età sente con forza e che vengono narrate attraverso le vicende di giovani in bilico tra fine dell’adolescenza e inizio dell’età adulta.

L’attenzione, poi, si sposta  sui modelli a cui Faraci si è ispirato per Death Metal. Oltre a un determinato tipo di fumetti e a Stephen King, che a sua volta narra i temi della paura, delle diverse età della vita e degli orrori della provincia, la base su cui Death Metal si innesta è quella di ispirazione cinematografica, in particolare il sottogenere horror detto slasher che si caratterizza per il racconto visivo di omicidi sempre più bizzarri in un crescendo di violenza. La sfida affrontata da Faraci è quella di riportare questo tipo di storia, efficace nel registro filmico, anche in narrativa e con l’appoggio di una suggestione musicale potente. Sfida vinta, come rivelano le considerazioni dei giovani di #unblogdiclasse® che hanno letto il libro, per loro stessa ammissione, “tutto d’un fiato”; notizia appresa con grande soddisfazione dall’autore che ha confessato di aspirare a una ricezione rispondente all’intenzione di creare un romanzo duro, veloce, da consumare subito e per intero come un pezzo musicale metal. A far da ossatura a questa spirale di omicidi efferati, il racconto in parallelo della vita passata di uno dei protagonisti, a illustrare come sia la violenza che egli ha in sé, frutto di una storia pregressa molto dura, la risorsa per combattere il male che gli si presenterà nel corso del romanzo.

Alla domanda su cosa rappresenti la figura del serpente, che compare fin dalla copertina, Faraci risponde che è stata sua intenzione raccontare un culto pagano antico rappresentativo di pratiche legate a un vasto territorio e che la scelta del serpente è merito di Barbara Collevecchio, amica di twitter e psicologa, che ai culti legati ai serpenti ha dedicato un libro, Il male che cura.
A questo tipo di culto si contrappone il death metal in quanto genere musicale, che lega in un senso di fratellanza i protagonisti del romanzo e che li differenzia dal resto della società, tipicizzandoli ma al contempo liberandoli dalla scontata equiparazione musica metal uguale violenza; questo ad indicare il divario tra la rappresentazione e la cosa in sé, tra la raffigurazione della violenza nei brani metal dei giovani protagonisti e il loro comportamento che violento non è, semmai ad esserlo sono gli altri, le apparentemente pacifiche persone perbene, sconvolgendo in tal modo ogni tipo di stereotipo.

Scelte coraggiose quelle operate da Faraci e dalla sua casa editrice Piemme: titolo, copertina, catalogazione in una fascia precisa di lettori destinatari, temi duri trattati avrebbero potuto scoraggiare la lettura da parte di una fetta di pubblico. Rischio potenziale smentito dalle recensioni positive della stampa e dall’accoglienza da parte dei semplici lettori.

Benedetta, ricordando che i ragazzi di #unblogdiclasse® sono stati tra i primi a sperimentare la didattica sui social con #Basia1000, chiede un’opinione al riguardo e come i social influiscano sulla diffusione di un’opera. Faraci ritiene che l’uso di twitter nella didattica non dovrebbe essere demonizzato e ci racconta che per esperienza funziona, avendo una figlia della stessa età dei ragazzi coinvolti,  e si complimenta con chi sa utilizzarlo con capacità. La sua stessa presenza in twitter e il modo discreto ma efficace di utilizzo hanno contribuito a un naturale passaparola e diffusione del suo romanzo.

Gea Demina, in un raro momento libero dall’impegno di essere la voce del gruppo Libriamo Tutti in twitter, osserva come la chiusura dei capitoli del romanzo sia spesso costituita da una frase breve, sintetica, talvolta addirittura nominale, che, come ammette lo stesso Faraci, riesce nello scopo di tenere alta la tensione e di creare attesa nel lettore. Gea si spinge in una comparazione tra questo stile e quello utilizzato in una passata esperienza di Faraci in twitter sotto il segno di #tWeBook che ha visto susseguirsi, come in una partita di tennis, sottolinea Maryhola, lo stesso Faraci e ClaudiaMaria Bertola in un gioco di botta e risposta a colpi di tweet. Da questa esplorazione di territori sconosciuti della narrazione, ma sempre seguendo criteri di plausibilità, verosimiglianza e coerenza, si è approdati alla nascita di un romanzo a quattro mani.

L’intervista sta per concludersi e Imparafacile, appassionato lettore di fumetti, non resiste alla tentazione di saperne di più sulle dinamiche che si instaurano tra sceneggiatore ed illustratore; così impariamo che, contrariamente a quanto si pensa, queste due figure raramente si incontrano e che le eventuali incomprensioni vengono mediate dalla redazione. E’ occasione, comunque, per Faraci per ricordare tre figure per lui importanti: Giorgio Cavazzano, suo scopritore e mentore, Silvia Ziche e Giuseppe Palumbo con lui per le avventure di Diabolik.

La domanda finale spetta ai ragazzi di #unblogdiclasse® che hanno seguito e commentato con riflessioni interessanti la serata da streaming e che da una lettura nata sui banchi di scuola hanno avuto l’opportunità del confronto diretto con l’autore: quale scrittore amerebbe intervistare Tito Faraci? Risposta: la possibilità di dialogare con i colleghi non è così rara ma, su tutti, il primo è Stephen King!

(Commento personale a margine e del tutto marginale: peccato non sia un quiz a premi, perché colei che sta scrivendo avrebbe indovinato e vinto!)

———————————————————————–

Per chi non avesse visto in diretta la serata, può seguirne la registrazione qui.

(foto: Morghana Savira)

Comments

comments

2 thoughts on “Intervista a Tito Faraci: Death Metal, il romanzo della dicotomia tra predestinazione e scelta libera

Comments are closed.